La Coppia: Mettersi nei panni dell'altro
- alessandra dinaro
- 7 mar
- Tempo di lettura: 3 min
Le crisi di coppia fanno parte di ogni relazione, sono fisiologiche e naturali e la maggior parte di queste aiutano la coppia a crescere e a costruire una solidità, una struttura ma alle volte una di queste crisi può essere fatale e rappresentare la fine di una relazione.
La parte centrale di ogni relazione e quindi ancora di più di ogni crisi è la comunicazione, se gli elementi di una coppia si parlano e comunicano (in modo sano) come si sentono e di cosa hanno bisogno già più della metà del lavoro è fatto.
Mi trovo spesso nelle terapie di coppia a far notare al paziente di essersi arrabbiato con il/la coniuge perché ha fatto o non ha fatto qualcosa che voleva o desiderava senza però averlo mai detto esplicitamente. Ricordiamoci sempre che l’altro non ci legge nella testa, e non importa da quanti anni si sta assieme, non ci conosceremo mai abbastanza bene (anche perché spesso noi stessi non ci conosciamo abbastanza). Perciò la cosa che sprono sempre a fare nelle psicoterapie di coppia è parlare, dire ciò che vogliamo e cosa ci aspettiamo dall’altro. Poi accettare che il/la nostro/a compagno/a possa effettivamente darci ciò che desideriamo o meno questo sta alla richiesta che noi facciamo e anche alla persona che abbiamo davanti, diciamo che ci sono molte variabili. Ma è sicuro che le possibilità che il/la nostro/a compagno/a faccia ciò che desideriamo aumentano drasticamente se noi lo diciamo apertamente. Ripetiamo tutti insieme: NESSUNO CI PUO’ LEGGERE NELLA TESTA!
Un altro scoglio importate che si affronta spesso in terapia di coppia è la capacità di mettersi nei panni dell’altro, la cosa più difficile ma la più risolutiva. Spesso non comprendiamo come si sente e cosa subisce l’altro e mettersi nelle sue scarpe è la cosa che ce lo fa comprendere meglio al mondo. La cosa migliore e più scioccante è sicuramente farlo nella realtà di tutti i giorni, ma non sempre è possibile fare uno switch di vita tra lavoro e impegni quindi spesso suggerisco di farlo verbalmente raccontandosi gli impegni e le fatiche pensando e immedesimandosi il più possibile nella persona davanti a noi, una sorta di viaggio interiore nell’altro membro della coppia.
Racconto spesso un’immagine di una storia/mito, quella di una donna a penzoloni su di un burrone tenuta per una mano dal suo uomo. L’uomo è sdraiato sul ciglio del burrone e tiene per una mano la donna “ a peso morto” giù dal burrone, e sulla schiena ha un masso gigantesco che lo schiaccia. La donna, a penzoloni dal burrone ha un serpente che sbuca da una rientranza nella roccia e le morde il polso appena lei si muove.
L'uomo non sa che sotto c'è un serpente che morde la donna appena essa si muove e la donna non sa che sopra all'uomo c'è un masso che lo schiaccia. La donna non capisce perché l’uomo non la tira su dato che lei non può arrampicarsi per via del serpente, e l’uomo non comprende perché la donna non si dà una spinta non sapendo che c'è il serpente a morderla.
Ecco credo che questa storia sia esplicativa, noi non conosciamo i pesi dell’altro e non abbiamo la visione dell’altro e non possiamo pretendere che l’altro veda i nostri pesi e la nostra visione, ma possiamo parlare e comunicare in modo chiaro con lui/lei così da poter assieme trovare una soluzione per stare bene INSIEME.
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